Il riassetto dell’istruzione superiore promosso da Vittorio Amedeo II con le Regie Costituzioni del 1721 segnò una svolta per l'Università di Torino. In questo contesto, alle Facoltà di Teologia, Giurisprudenza e Medicina fu aggregato il Collegio dei Chirurghi (fondato nel 1676), segnando l'ingresso ufficiale della chirurgia nell'alveo accademico. Al Collegio spettava non solo la formazione degli aspiranti chirurghi e il rilascio delle licenze per l’esercizio della professione (distinte tra "città" e "terre e villaggi"), ma anche il conferimento del titolo di "chirurgo collegiato di Torino".
Nel corso del Settecento, la legislazione sabauda ampliò progressivamente il percorso formativo, integrando la teoria con un’intensa pratica clinica nelle corsie ospedaliere. La durata degli studi passò da un solo anno (1721) a tre anni nel 1729, fino a raggiungere i cinque anni nel 1738, con un correlato aumento del rigore e del numero degli esami. Oltre alla chirurgia, il Collegio esercitava una stretta vigilanza sulle professioni paramediche: valutava e abilitava flebotomisti, oculisti, litotomi (urologi), dentisti, levatrici, curatori di lussazioni e persino barbieri e cerretani.
L’occupazione francese interruppe questo assetto, imponendo il modello napoleonico. Con il Règlement pour l'école de médicine de Turin del 1803, la Scuola di Medicina passò sotto il controllo del Ministero degli Interni francese, assorbendo la formazione chirurgica. A questo periodo corrisponde una lacuna documentale nei registri d'archivio.
Con la Restaurazione, l'Ateneo tornò inizialmente allo stato pre-napoleonico, ma la Chirurgia ottenne presto una propria autonomia: il 10 ottobre 1815 (Regio Biglietto n. 237) fu istituita come Facoltà autonoma. Il nuovo ordinamento prevedeva quattro gradi: l'approvazione (per la sola pratica in provincia) e i tre titoli accademici di baccelliere, licenziato e laureato, oltre alle abilitazioni per flebotomisti, dentisti e ostetriche.
Un primo esperimento di unificazione della Facoltà chirurgica a quella medica si ha nel 1832 quando, in seguito alla chiusura dell’Ateneo per volere di Carlo Felice intimorito dai moti del 1821, i corsi vennero riorganizzati nelle provincie e tenuti nelle cosiddette Scuole secondarie medico-chirurgiche delle Provincie.
Tra il 1837 e il 1839 il percorso comune alle due lauree venne portato a quattro anni: dopo l’esame privato del quarto anno lo studente avrebbe scelto quale titolo conseguire.
I medici interessati ad esercitare anche la chirurgia, erano tenuti a seguirne il quinto anno e sostenere il solo esame privato di laurea. Ugualmente i chirurghi interessati ad ottenere anche il titolo di medico.
La definitiva unificazione della Facoltà chirurgica a quella medica avviene infine nel 1844, sancita nel Regolamento per la Facoltà medico-chirurgica approvato con Regio Biglietto del 25 luglio 1844.