- IT ASUT CHIRURGIA
- Subfonds
- 1729-1844
Part of Università degli Studi di Torino
Nel 1721, il Collegio dei Chirurghi (fondato nel 1676) venne formalmente aggregato all'Università. In questa fase Chirurgia non costituiva una vera Facoltà, bensì un corso di studi reso obbligatorio per gli aspiranti chirurghi. Permaneva tuttavia una netta distinzione di prestigio rispetto alla Medicina: ai chirurghi veniva ancora rilasciata una patente, mentre ai colleghi medici spettava il titolo accademico di laurea.
Gli esami differivano in base all’ambito professionale d'approdo, distinguendo tra l'abilitazione per l’esercizio nelle "terre e villaggi", nelle "città" o per il titolo di "chirurgo collegiato di Torino".
Le Costituzioni universitarie del 1729 confermarono questa impostazione, definendo con maggior precisione i percorsi: tre anni per il chirurgo collegiato in affiancamento al professore nella sua attività ospedaliera; studi completi anche per chi voleva esercitare nelle città "di qua dai monti", ma con due soli anni di attività ospedaliera. Per chi intendeva esercitare "nelle terre e villaggi" invece, la formazione restava in forma di apprendistato sotto la guida di un chirurgo approvato.
Attribuirono anche al Collegio chirurgico l'onere di esaminare le allieve ostetriche del neonato corso per levatrici (cfr. R. Biglietto del 6 maggio 1728), prima di conceder loro le patenti.
La riforma del 1738 elevò il corso a cinque anni, integrandolo con ulteriori insegnamenti sia teorici che pratici. Al termine di questo quinquennio si otteneva la patente per operare nelle città e il diritto di accesso al Collegio (a seguito di 4 esami). Per l'esercizio nelle province, invece, il sistema mantenne una corsia agevolata, ritenendo sufficiente la frequenza presso l'Università del solo ultimo anno di corso.
Nel 1756 vennero aggiunti due esami intermedi (alla fine del terzo anno e all'inizio del quarto). Le Costituzioni del 1772 mantennero l'obbligo dei cinque anni ma resero più rigida la selezione: quattro esami per i chirurghi collegiati, tre per chi operava nelle città piemontesi ("di qua dai monti") e due per tutti gli altri.
Diverse serie documentali si fermano al 1804 o vedono delle lacune tra il 1805 e il 1814, in corrispondenza cioè della rielaborazione del sistema d'istruzione superiore voluta da Napoleone, che aveva stravolto in particolare l'assetto delle Scuole di Medicina (cfr. Règlement pour l'école de médicine de Turin del 1803 che poneva la Scuola di Medicina sotto il controllo diretto del Ministero degli Interni francese, e la successiva legge del 4 luglio 1805).
Con la Restaurazione viene ripristinato l'assetto pre-napoleonico dell'Università. Tuttavia, nel giro di poco tempo, Chirurgia assurge a Facoltà con l'approvazione di un proprio regolamento (Regio biglietto n. 237 del 10 ottobre 1815). Quattro i gradi conferiti: uno di sola approvazione (per esercitare in provincia) e tre accademici (baccelliere, licenza e laurea), oltre a quelli di flebotomo, dentista e ostetrica.
Già alla fine del regno di Carlo Felice era stata decretata la chiusura dell’ateneo torinese, con lo spostamento dei corsi nelle province. Nel 1832, inoltre, venne approvata un’importante riforma degli studi medici e chirurgici, che mirava ad una più stretta integrazione dei due percorsi di studio, per mezzo dell’unione dei primi due anni di corso (solo nelle provincie) e di agevolazioni nel conseguimento della doppia laurea. La conseguente strutturazione più rigorosa degli esami implicò inoltre la scomparsa della figura del chirurgo semplice, dotato della sola approvazione.


