Unità documentaria IT ASUT CASTELNUOVO - Carteggio. Laclotte M. 3 - Quesiti su Avignone e M. Giovannetti

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Area dell'identificazione

Codice di riferimento

IT ASUT CASTELNUOVO - Carteggio. Laclotte M. 3

Titolo

Quesiti su Avignone e M. Giovannetti

Date

  • Parigi, 1959-07-05 (Creazione)

Livello di descrizione

Unità documentaria

Consistenza e supporto

2 carte

Area del contesto

Nome del soggetto produttore

(1929-2014)

Storia archivistica

Modalità di acquisizione

Area del contenuto e della struttura

Ambito e contenuto

Lettera di Laclotte a Castelnuovo: come annunciato in precedenza [1], Laclotte pone alla sua attenzione svariate questioni sulla scansione cronologica dell'attività di Matteo Giovannetti e sull’attribuzione degli affreschi del Palazzo dei Papi di Avignone (Cappella di San Giovanni, Cappella di San Marziale, Cappella di San Michele, Camera del Concistoro, Camera della Grande Udienza, Camera della Guardaroba o del Cervo, Camera del Papa), del Palazzo Orsini e della Certosa di Villeneuve-lès-Avignon, dell'Abbazia de La Chaise-Dieu e del trittico cosiddetto "Fordor-Correr" [2]. Menziona i pareri di Pietro Toesca e Bernard Berenson, favorevoli a datare precocemente gli affreschi della Cappella di San Giovanni, che non condivide; segnala le proposte avanzate da Ferdinando Bologna e Roberto Longhi in merito a un viaggio ad Avignone rispettivamente di Roberto d'Oderisio e di Bartolomeo da Camogli [3].

Valutazione e scarto

Incrementi

Sistema di ordinamento

Area delle condizioni di accesso e uso

Condizioni di accesso

Condizioni di riproduzione

Lingua dei materiali

  • francese

Scrittura dei materiali

Note sulla lingua e sulla scrittura

Caratteristiche materiali e requisiti tecnici

27x21 cm

Strumenti di ricerca

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Esistenza e localizzazione degli originali

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Unità di descrizione collegate

Descrizioni collegate

Area delle note

Nota

[1] Lettera di Laclotte a Castelnuovo, 14 aprile 1959.

Nota

[2] Il trittico "Fordor-Correr", ora detto "Cernazai", è stato ricomposto da Roberto Longhi e Luisa Vertova. Al primo si deve la pubblicazione tra 1946 e 1948 della tavola centrale con la Madonna e il Bambino (già Parigi, coll. Gabriel Fodor; segnalata negli anni Novanta a New York, coll. privata) e delle due ali laterali che ospitano san Fortunato e san Ermagora con un donatore (Venezia, Museo Correr, scheda n. 155605). Nel 1968 Vertova completa la ricostruzione rintracciando nel catalogo di vendita della collezione Cernazai, ceduta al Seminario episcopale di Udine (1900), la riproduzione della Madonna Fodor prima delle ampie integrazioni, due tavole triangolari – cuspidi degli sportelli laterali – con Maria e l'angelo annunciante (New York, coll. privata) e due tavole con Santa Caterina e Sant'Antonio Abate (non rintracciate) che all'origine dovevano costituire le facciate esterne del trittico. E. Castelnuovo, Un pittore italiano alla corte di Avignone. Matteo Giovannetti e la pittura in Provenza nel secolo XIV, Torino, Einaudi, 1991, pp. 95-98.
Le cuspidi e le tavole con con Santa Caterina e Sant'Antonio Abate sono state acquisite dal Musée du Louvre rispettivamente nel 1996 e nel 2021 (cfr. le schede sul portale del museo: nn. RF 1996 3, RF 1996 4, RFML.PE.2021.40.1, RFML.PE.2021.40.2 ; TR 74.

Nota

[3] I pareri citati sono tratti da:

  • Bernard Berenson, Italian pictures of the Renaissance. A list of the principal artists and their works with an index of places, Oxford, Clarendon Press, 1932, p. 355;
  • Pietro Toesca, Storia dell'arte italiana, II, Il Trecento, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, 1951, p. 544;
  • Roberto Longhi, Frammento Siciliano, «Paragone», 47, 1953, pp. 3-44 (riedito in Edizione delle opere complete di Roberto Longhi, VIII.1, Fatti di Masolino e di Masaccio e altri studi sul quattrocento. 1910-1967, Firenze, Sansoni, pp. 141-77 (cfr. pp. 145-46);
  • Ferdinando Bologna, Opere d'arte nel Salernitano dal XII al XVIII secolo, catalogo della mostra (Salerno, sala di S. Tommaso presso il Duomo: settembre 1945-settembre 1955), Napoli, Soprintendenza alle Gallerie della Campania, 1955, pp. 28-34 (cfr. p. 34).

Nella lettera è menzionato un "congres" in cui Castelnuovo aveva da poco illustrato le sue ricerche avignonesi. André Chastel ricorda che nell'anno accademico 1955-56 Castelnuovo aveva tenuto un seminario sul medesimo tema durante le sue lezioni (Histoire de la Reniassance) all'École pratique des hautes études di Parigi (École pratique des hautes études, Section des sciences historiques et philologiques. Annuaire 1955-1956, Parigi, Imprimerie nationale, 1956, p. 35; non compare però nelle liste degli "auditeurs régulièrs" edite negli annuari della scuola). Non è chiaro se Laclotte si riferisca a questa occasione, così come non è emersa alcuna pubblicazione derivata dal "congres" segnalato.
Solamente nel novembre 1959 Castelnuovo diede alle stampe un primo articolo in cui anticipava i risultati della tesi di specializzazione: Avignone rievocata («Paragone», X, 119, novembre 1956, pp. 28-51). Se la prima parte è una rassegna della fortuna critica degli affreschi a partire dalle testimonianze dei viaggiatori passati per la città dei papi tra XV e XIX secolo, sull'impostazione della seconda – focalizzata sulla loro datazione e sull'attribuzione – ha pesato il confronto con Laclotte, di cui la lettera tiene traccia (alle pp. 42-44 Castelnuovo si dimostra contrario verso la datazione precoce della cappella di San Giovanni e alla nota 29 cita i pareri di Longhi e Bologna, dichiarandosi poco convinto dalla proposta di un viaggio avignonese da parte di Roberto d'Oderisio).

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Atto / Diritto garantito

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